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Poesie

 

Tutto è cominciato con le poesie. Un linguaggio profondamente diverso da quello narrativo, più denso, lirico ed elusivo. Il linguaggio di una stagione della mia esistenza che aveva bisogno di dirsi con intensità e visceralità, prima che il mio paesaggio interiore si riempisse di storie e personaggi e la loro voce diventasse più forte e urgente della mia.

 

 

 

Gabriella Stanchina

IL LIBRO DELLA SCALA A SPIRALE

56 pp.

Edizioni Polistampa, 2002

 

 

«Gabriella Stanchina è autrice di poesie dal timbro forte, intonate a un lirismo tragico e simbolico, scosse da una romantica Unruhe, da un'inquietudine che a tratti si placa, tese in una pronuncia vertiginosa e sublime. [...]. Tra esilio e approdo, tra dolore e improvvise folgorazioni di gioia la poesia di Gabriella stanchina possiede il vigore sanguinante dell'estasi, la grazia di un sogno che ne fa una voce significativa nel panorama poetico attuale.»

(Roberto Carifi, da Poesia)

 
 
RITORNO
 
Ho serrato i battenti della notte
cancellato la via che vi conduce
rovesciata ogni roccia,
ogni fusto divelto
su cui ruoti un punto cardinale.
Con un soffio ho scomposto
la perfezione degli astri
l’insinuante distesa
di ciottoli lunari.
Disperse le briciole,
sviata la traccia.
Un labirinto sommerso
si è docilmente annodato
sotto i miei passi a ritroso.
Non resta più che il dorso
di una piega invisibile
nel folto dell’erba sognante,
e incrinature di silenzio
da costeggiare distratti
nell’effuso chiarore dei mattini.

 

 
OCEANO
 
Erba pettinata dal vento
cresce sulle scogliere della notte.
Le ali gonfie, aggrappato alle rocce
il cormorano del sogno attende
l’urto e la sospensione perfetta.
Custode di una terra scabra
cancellata dalle mappe ai naviganti,
siedo su gradini di conchiglie.
Guardo il faro spegnersi.
I cardini della porta hanno l’urlo dell’onda,
l’istante è una perla
nel cavo salato della mano.

 

 
SEQUENZA DELLA NEVE I
 
Quando abbiamo smarrito il biancore
Quando abbiamo abiurato il silenzio
Quando abbiamo cessato di udire
il rumore della neve che cade,
l’inchiostro dei segni ha sfogliato
il chiarore del cielo indiviso.
Il furore del tempo
ha lacerti di cieli,
filigrane d’azzurro cadute
attraverso la mente – i pensieri.

 

 
SEQUENZA DELLA NEVE II
 
Ma gli alberi sorprendono i mattini d’inverno,
dall’infanzia si levano, alti e puri.
Scavata dal silenzio guardo addensarsi
il nero di un ramo nel nevischio di luce.

 

 
SEQUENZA DELLA NEVE IV
 
Ci sono simmetrie
più antiche dei giardini
e quando le sapremo sillabare
la mente non sarà
più che un’ombra scoscesa
su dorsali di nubi librate.