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RITORNO
Ho serrato i battenti della notte
cancellato la via che vi conduce
rovesciata ogni roccia,
ogni fusto divelto
su cui ruoti un punto cardinale.
Con un soffio ho scomposto
la perfezione degli astri
l’insinuante distesa
di ciottoli lunari.
Disperse le briciole,
sviata la traccia.
Un labirinto sommerso
si è docilmente annodato
sotto i miei passi a ritroso.
Non resta più che il dorso
di una piega invisibile
nel folto dell’erba sognante,
e incrinature di silenzio
da costeggiare distratti
nell’effuso chiarore dei mattini.
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OCEANO
Erba pettinata dal vento
cresce sulle scogliere della notte.
Le ali gonfie, aggrappato alle
rocce
il cormorano del sogno attende
l’urto e la sospensione perfetta.
Custode di una terra scabra
cancellata dalle mappe ai
naviganti,
siedo su gradini di conchiglie.
Guardo il faro spegnersi.
I cardini della porta hanno l’urlo
dell’onda,
l’istante è una perla
nel cavo salato della mano.
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SEQUENZA DELLA
NEVE I
Quando abbiamo smarrito il biancore
Quando abbiamo abiurato il silenzio
Quando abbiamo cessato di udire
il rumore della neve che cade,
l’inchiostro dei segni ha sfogliato
il chiarore del cielo indiviso.
Il furore del tempo
ha lacerti di cieli,
filigrane d’azzurro cadute
attraverso la mente – i pensieri.
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SEQUENZA DELLA
NEVE II
Ma gli alberi sorprendono i mattini
d’inverno,
dall’infanzia si levano, alti e
puri.
Scavata dal silenzio guardo
addensarsi
il nero di un ramo nel nevischio di
luce.
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SEQUENZA DELLA
NEVE IV
Ci sono simmetrie
più antiche dei giardini
e quando le sapremo sillabare
la mente non sarà
più che un’ombra scoscesa
su dorsali di nubi librate.
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